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Rocchettine

Rocchettine

Rocchettine è un borgo abbandonato nel comune di Torri in Sabina in provincia di Rieti abbarbicato su uno sperone roccioso che sovrasta una gola del torrente L’aia, da taluni anche chiamato Imella, affluente di sinistra del Tevere.

Fondato probabilmente nel corso del XIII secolo e coevo del vicino Rocchette, centro ancora oggi abitato e probabilmente per questo motivo ancora meno conosciuto, ha continuato ad essere popolato fino all’inizio degli anni ’50 del secolo scorso, ragione per la quale sebbene diruto è tuttavia ben conservato. Lo stato di conservazione del borgo è molto precario, gran parte delle strutture sono pericolanti ed in completa rovina e ciò rende la visita sconsigliabile ai bambini ed alle persone con disabilità motorie oltre a richiedere anche agli adulti una buona dose di attenzione durante l’esplorazione.

Il luogo aveva poco da offrire alla colonizzazione umana. Posto infatti lungo la valle di un torrente senza importanza, l’aia, nel punto in cui questa si restringe fino a formare una gola con i fianchi scoscesi e sassosi che non consentivano la coltivazione tanto nelle golene del fondovalle, del tutto assenti, quanto lungo i declivi, Rocchettine non possedeva nei dintorni alcuna particolare risorsa economica che ne potesse garantire una anche solo relativa prosperità. Era ubicato oltretutto in un posto freddo e ventoso, comunque a trecento metri d’altitudine ed esposto a settentrione, dove l’ulivo riusciva ad attecchire stentatamente solo nelle zone più soleggiate e meno scoscese con rese comunque modeste se paragonate a quelle possibili appena più a valle. L’assenza di pascoli estivi limitava poi la pastorizia all’allevamento domestico del bestiame di piccola taglia e l’asprezza dell’orografia rendeva problematico anche lo sfruttamento del patrimonio boschivo che pure sarebbe stato imponente. Per quanto la caccia potesse costituire un’attività economica di un certo rilievo, la distanza dai mercati dove vendere la cacciagione e l’indubbia povertà della fauna la rendevano un’attività per forza di cose di respiro esclusivamente locale ed a carattere stagionale. Inoltre, il regime idrometrico torrentizio dell’Aia, caratterizzato da imponenti piene invernali e da prolungati periodi magra dalla tarda primavera al primo autunno, unito alla mancanza di spazio fisico lungo gli argini impedivano in più la costruzione di pescaie e peschiere ma anche l’edificazione di mulini ad acqua, infatti concentrati più a valle. Trovandosi poi ad una quota altimetrica maggiore della linea delle risorgive, Rocchettine era completamente priva di acqua di fonte negli immediati dintorni del centro abitato. Ciò da una parte costringeva gli abitanti a scendere a valle per svolgere qualunque attività che richiedesse quantitativi di acqua più che minimi e dall’altra rendeva vulnerabile il borgo in caso di assedi appena prolungati.

Anche sul piano strategico il luogo rivestiva un’importanza assai secondaria. Infatti, la valle dell’Aia era una via di comunicazione secondaria perché Roma e Terni sono comunque collegate in modo più comodo attraverso la via Flaminia che, a prezzo di un percorso nettamente più lungo, consente di evitare valichi montani oppure in modo più rapido attraverso la via Ternana, che passando per Configni e Stroncone, entrava nella Valnerina ad una quota più bassa. Di conseguenza, il traffico che seguiva questa direttrice era comunque molto scarso e limitato ai commerci locali e questo non favoriva lo sviluppo economico. Anche l’assenza di centri abitati significativi lungo il corso del torrente Aia contribuiva alla marginalità del luogo. Questo percorso poteva rappresentare un’opzione sensata solo per chi dalla Bassa Sabina avesse avuto necessità di raggiungere l’Umbria – o viceversa – senza passare per Roma. Ciò rendeva assai scarso il traffico commerciale e probabilmente anche molto poco redditizia l’imposizione di gabelle ai viandanti. Ancora, a partire dal primo XVI secolo la Sabina divenne ed in seguito rimase sempre un posto tranquillo, privo di conflitti armati endemici e di banditismo organizzato, poco propenso alle rivolte anche in caso di carestia. Ciò rendeva del tutto inutile l’incastellamento, come testimoniato dalla scarsa attenzione prestata dall’architettura civile alla sicurezza militare a partire dalla seconda metà del cinquecento. Semplicemente non c’erano nemici nemmeno potenziali da cui proteggersi la cui paura giustificasse l’incomodo di vivere abbarbicati sulla cima dei monti. La rocca di Rocchettine non serviva.

La storia di Rocchettine è per larghe parti oscura. E’ ignoto da chi sia stata fondata e la funzione dell’originario centro abitato. Il manufatto più antico che si sia conservato sembra essere la torre quadrata, forse l’originario mastio, posta sul lato settentrionale delle mura e di cui restano soltanto pochi ruderi. Di certo l’abitato fu proprietà della famiglia Savelli nel XVI secolo, epoca a cui risalgono la torre circolare sul lato meridionale della fortificazione nonchè i beccatelli  e le feritoie aperte nelle mura a scopo difensivo, quindi passò agli Orsini che lo conservarono fino all’estinzione del loro casato.

Per ragioni che non conosciamo, il borgo conobbe un momento di modesto splendore nel corso del secolo XVIII, epoca a cui risalgono la chiesa di San Lorenzo, unico edificio ancora conservatosi integro, un pregevole palazzetto gentilizio fornito di loggiato e, sembra, molte delle abitazioni oggi dirute che circondano la fortificazione. In questo periodo Rocchettine raggiunse la massima espansione demografica con una popolazione residente di forse settanta od ottanta abitanti. Mentre la fortezza doveva essere già in stato di abbandono ed almeno in parte probabilmente era già crollata, nel 1728 il paese, insieme al vicino Rocchette, passò alla Camera Apostolica, il demanio dello Stato Pontificio, e quindi alle dirette dipendenze dell’amministrazione papale. Nel novembre del 1817, in seguito alla riorganizzazione amministrativa della Sabina, il Cardinal Consalvi con un decreto assegnò al comune di Torri in Sabina il territorio in cui ricadono sia Rocchette che Rocchettine mettendo così fine alla loro autonomia amministrativa. Il borgo conobbe un ultimo momento di fulgore demografico negli anni della seconda guerra mondiale durante i quali ospitò numerosi sfollati provenienti da Roma ed in fuga dai bombardamenti. Alla fine della guerra progressivamente venne abbandonato del tutto in favore del vicino e meglio servito centro abitato di Rocchette risultando completamente spopolato a partire dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso.

Aioe

Aioe

L’autore di questo blog si chiama all’anagrafe Paolo Amoroso, soprannominato Aioe fin da ragazzo, di professione avvocato nel penale, con la passione per l’aria aperta, la storia medievale e l’informatica.

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