Loading

Roccabaldesca

Roccabaldesca

Roccabaldesca è un centro abitato in completa rovina probabilmente fondato nel VIII secolo ed abbandonato alla fine del XVI che si trova nel comune di Salisano in provincia di Rieti nei pressi della omonima centrale idroelettrica.

L’alta valle del fiume Farfa presenta caratteristiche molto favorevoli alla colonizzazione umana, ragione per la quale venne popolata già in epoca preistorica. Il clima è infatti temperato, non troppo freddo in inverno né torrido in estate, il terreno ovunque fertile e l’acqua abbondante anche durante la stagione secca mentre l’orografia collinare consente agevolmente la coltivazione dell’ulivo con buone rese e del grano nei fondovalle. I torrenti di cui è disseminata la Sabina orientale, che in larga parte sfociano nel fiume Farfa, un affluente di sinistra del Tevere, costituivano inoltre vie di transito naturali verso la pianura costiera dove si trova Roma consentendo a chi ci viveva ed alle merci prodotte in loco di raggiungerla agevolmente anche durante la stagione piovosa.

Allo stesso tempo, l’orografia a tratti accidentata e ricca di poggi e di speroni rocciosi offriva numerose località protette da barriere naturali difficilmente sormontabili dove comunità umane nemmeno minuscole potevano insediarsi in sicurezza senza dover temere nemici esterni. Per contro, però, se da una parte luoghi inaccessibili offrivano una buona protezione contro eventuali aggressori dall’altra finivano per trovarsi inevitabilmente lontani dalle terre coltivate che erano ubicate in massima parte lungo i fianchi morbidi delle colline che cingono i tanti torrenti sabini. Poiché le distanze che potevano essere percorse a piedi ogni giorno da chi lavorava la terra erano comunque modeste, ciascuno poteva davvero coltivare solo i poderi che si trovavano nelle immediate vicinanze del luogo in cui viveva. Ciò portava ad un necessario bilanciamento nella scelta del luogo in cui stabilirsi fra l’esigenza di vivere al sicuro e la necessità di trarre dai dintorni abbastanza nutrimento da assicurare la propria sopravvivenza.

Roccabaldesca venne costruita sulla sommità di uno sperone roccioso dai fianchi molto ripidi e dalla cima assai aguzza posto nel punto in cui il fosso di Rasciano, un corso d’acqua perenne ma dalla portata insignificante, sfocia nel fosso di Salisano, un torrente dalla corrente impetuosa e dalla valle stretta ed acclive simile ad un canyon che confluisce nel fiume Farfa alcuni chilometri più a valle del punto del suo corso in cui si trova il borgo. I dintorni offrivano inoltre un gran numero di sorgenti, oggigiorno sfruttate dalla centrale idroelettrica adiacente ai ruderi, che garantivano un approvigionamento idrico regolare in tutte le stagioni.

Soprattutto, il luogo presentava il grande vantaggio di essere circondato da un dirupo ancora oggi difficile da valicare perché ripido e ricco di falesie lungo il suo intero perimetro e di essere protetto dai due corsi d’acqua che gli scorrono a fianco per gran parte dei suoi confini. Sebbene molto ben difesa dalla natura, e per questo ancora oggi difficile da raggiungere, Roccabaldesca aveva per contro il difetto di trovarsi veramente lontana dalle terre coltivabili poiché l’orografia aspra ed il terreno pietroso dei suoi immediati dintorni non permettevano alcuna attività agricola di successo mentre le colline intorno a Salisano, assai fertili, erano troppo lontane per poter essere raggiunte a piedi partendo dal borgo.

Inoltre, posta ad una quota altimetrica (238 metri sul livello del mare) ancora appena collinare ed ubicata in un luogo in cui abbondavano anche nel pieno dell’estate le pozze d’acqua in conseguenza della presenza nei suoi dintorni di numerose sorgenti, Roccabaldesca finiva così per trovarsi in un luogo fortemente insalubre ed esposto ad ogni genere di epidemia estiva. Questo sul lungo periodo favorì i borghi di Salisano e Mompeo, più vicini alle terre fertili ed ad una quota altimetrica maggiore ed abbastanza elevata da essere al riparo dalla malaria, portando al suo progressivo abbandono quando la sicurezza dei centri abitati smise di essere un fattore chiave per il popolamento.

Infine, l’isolamento favoriva il banditismo, un fenomeno endemico in Sabina fino agli anni della controriforma. Centri abitati molto ardui da raggiungere, che per questo motivo potevano essere controllati dal lontano potere costituito solo con grande difficoltà ed in modo intermittente, ed allo stesso tempo ubicati in contrade molto povere ma relativamente prossime a territori più benestanti finivano per favorire l’agglutinarsi di comunità di fuorilegge, gli unici che fossero disponibili a vivere in posti tanto scomodi e poveri quando le zone circostanti offrivano condizioni di vita migliori a poca distanza. I banditi, che in definitiva erano ladri per necessità, danneggiavano il tessuto economico dei dintorni privando i legittimi abitanti delle zone da loro saccheggiate del frutto del loro lavoro.

In epoche in cui gran parte della popolazione viveva in miseria tanto bastava a privare le loro vittime dei mezzi di sussistenza costringendole all’abbandono delle terre oppure condannandole alla morte per fame. L’atteggiamento molto duro verso i banditi da parte dei papi a partire dall’ultimo scorcio del XVI secolo aveva ragioni economiche prima che religiose: il bandito era certamente un potenziale eretico che in quanto tale doveva essere annientato per difendere l’ortodossia della Chiesa ma prima di tutto era una calamità per chi gli viveva intorno e per chi da quei luoghi ricavava cespiti fiscali.

La storia di Roccabaldesca è largamente sconosciuta. Fondata sicuramente durante l’alto medioevo, forse dalla famiglia Tebaldi da cui avrebbe preso il nome anche se la circostanza non è suffragata da alcuna fonte scritta, fra il VIII od al più tardi il IX secolo dopo Cristo, circostanza che la rende il più antico fra i borghi dei dintorni. Entrò a far parte dell’Universitas Farfensis – l’insieme dei villaggi che costituivano il territorio soggetto al potere temporale dell’Abbazia di Farfa – già prima dell’anno mille e lo rimase ininterrottamente per i secoli seguenti. Conobbe quindi nel XIII secolo un momento di relativo splendore economico e demografico durante il quale furono edificate almeno due chiese, di cui non resta alcunché di riconoscibile, ed il castello di cui ancora si scorgono pochi ruderi.

Dopo alcuni secoli di vita tranquilla della quale nulla sappiamo, Roccabaldesca venne abbandonata alla fine del ‘500 probabilmente in conseguenza della diffusione della malaria lungo il corso degli affluenti del Farfa che rese insalubre il luogo e quindi pericoloso viverci. Divenuta rapidamente una roccaforte di banditi pare sia stata assaltata ed espugnata ai tempi di Clemente VIII (1592 – 1605) nel quadro delle estesa lotta al banditismo rurale condotta dai papi degli anni della controriforma con metodi a tratti sanguinari. Gli sforzi di portare l’ordine nelle campagne ebbero però successo e nel giro di una cinquantina d’anni il banditismo cessò di costuire un problema militare.

Il generale progresso del livello di sicurezza nelle campagne della sabina prodottosi all’inizio del XVII secolo rese inutile un borgo tanto facilmente difendibile quanto lontano dalle terre fertili dei dintorni ed oltretutto piagato dalla malaria condannandolo così all’abbandono in favore dei centri abitati vicini. Riscoperto alla fine degli anni ’30 del novecento in occasione della costruzione della centrale idroelettrica adiacente ai ruderi è stato quindi nuovamente scavato e restaurato negli anni ’70 per poi essere completamente abbandonato a sé stesso senza più alcun genere di manutenzione.

Di Roccabaldesca si sono conservati i ruderi del centro abitato medievale in pessimo stato di conservazione ed invasi dalla vegetazione spontanea che li rende difficili da visitare anche in inverno. Si riconoscono facilmente un mulino, del quale si è conservata la macina originariamente mossa dalla forza di un animale, ed i ruderi di alcuni edifici in pietra assai malridotti e di difficile lettura, uno dei quali forse quanto resta della chiesa parrocchiale che non sappiamo a chi fosse intitolata. Il manufatto più spettacolare presente nel borgo è senza dubbio il mastio pentagonale del quale restano due dei cinque muri perimetrali e che dovrebbe risalire al XV od al XVI secolo, cioè agli ultimi anni di vita del borgo. Del castello che lo circondava non restano altro che brandelli delle fondamenta assai malridotti che non permettono di ricostruirne la forma.

Si riconosce, almeno in alcuni punti, il percorso della mulattiera che lo attraversava e che conduceva dalla base del borgo, dove oggi si trova la strada di servizio che collega la centrale idroelettrica ad una delle fonti che la alimenta, fino alla sommità dello sperone dove si trovava il castello attraverso un percorso a spirale che costeggiava il fianco del colle. I vari edifici del borgo sembra fossero costruiti lungo questa strada anche se una serie di crolli rendono impossibile ricostruirne l’intero tracciato. Inoltre, sono presenti anche alcune cavità sotterranee – i cui accessi non sono recintati né in alcun modo protetti – che probabilmente dovevano essere adibite a depositi.

Completamente abbandonato da decenni ed in pessimo stato di conservazione, Roccabaldesca è un posto davvero molto pericoloso la cui visita dovrebbe essere riservata a persone esperte e fornite di attrezzatura adatta. Malgrado il pannello informativo posto lungo la strada ed ancora in buono stato ne decanti le bellezze, non sono presenti sul posto né percorsi protetti né parapetti a protezione dei cigli dei dirupi che circondano i ruderi del borgo mentre nel terreno si aprono di quando in quando dei buchi non segnalati nei quali è possibile cadere accidentalmente soprattutto in primavera quando il piano di calpestio è completamente ricoperto da una intricata vegetazione arbustiva.

L’accesso al mastio, da cui peraltro si gode di un incantevole paesaggio, richiede una breve arrampicata per circa tre metri di dislivello sul lato meno acclive del suo muro di cinta in un punto non segnalato che deve essere scelto ad intuito. In caso di pioggia il terreno diventa fangoso e quindi molto scivoloso rendendo così veramente pericolosa l’esplorazione per il rischio di cadute. Roccabaldesca, infine, si trova all’interno del perimetro dell’omonima centrale idroelettrica ed è per questo motivo ovviamente ben sorvegliata sicché può capitare, alla fine della gita, di essere aspettati presso la propria automobile dai vigilanti della struttura o dalle guardie forestali interessati ad approfondire la ragione della presenza in quel luogo.

Aioe

Aioe

L’autore di questo blog si chiama all’anagrafe Paolo Amoroso, soprannominato Aioe fin da ragazzo, di professione avvocato nel penale, con la passione per l’aria aperta, la storia medievale e l’informatica.

LEAVE A COMMENT