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Rocca Canterano

Rocca Canterano

Rocca Canterano è un centro abitato di origine medievale, ancora debolmente popolato e posto sul fianco meridionale di un contrafforte scosceso del monte Costasole, la più alta fra le cime che compongono i Monti Ruffi, in prossimità di una copiosa sorgente perenne d’acqua dolce.

Ha nome di Monti Ruffi la modesta catena montuosa costituente la porzione sinistra del bacino idrografico dell’Aniene nel tratto del suo corso compreso fra Subiaco e Mandela e delimitata a meridione dalla porzione destra della valle del torrente Giovenzano, anche detto Fiumicino, che la separa dai monti Prenestini. Mentre il fondovalle dell’Aniene e le terre lungo il corso del Giovenzano erano versate per l’agricoltura perché fertili, pianeggianti e ricche d’acqua, le montagne circostanti non offrivano condizioni granché favorevoli alla colonizzazione umana perché il clima era troppo freddo per coltivare l’ulivo e la vite, i fianchi scoscesi dei monti lasciavano poco spazio per l’agricoltura e la modestia dei pascoli non consentiva l’allevamento se non entro limiti risibili. Non essendo possibile coltivare le terre a valle vivendo sulle montagne perché il dislivello da superare era eccessivo, coloro che le popolavano dipendevano per la loro sopravvivenza unicamente dai prodotti che era possibile ricavare dai dintorni e ciò li condannava ad un’endemica miseria.

Per contro, i Monti Ruffi, contraddistinti da fianchi molto ripidi che degradano nelle sottostanti valli senza contrafforti, punteggiati da falesie e ricoperti da una macchia difficile da oltrepassare, presentano un’orografia aspra ed accidentata che li rende ancora oggi difficili da raggiungere e quindi protetti da minacce esterne. Poiché lungo i crinali delle montagne, ancorché ripidi, si aprono di quando in quando alcune sparute pianure pure coltivabili sebbene mediocremente fertili, era possibile almeno in talune contrade l’insediamento di piccoli gruppi umani dediti ad una modesta agricoltura di sussistenza.

Poiché però luoghi tanto impervi erano molto difficili da raggiungere soprattutto in inverno, coloro che accettavano di viverci finivano con l’essere solo molto debolmente soggetti al potere dell’autorità costituita perché questa letteralmente non riusciva ad arrivarci. Ancora, le terre a valle, che erano comunque ragionevolmente vicine, offrivano rendimenti sensibilmente maggiori e condizioni di vita più confortevoli al solo prezzo di un molto minore isolamento che di norma era visto come un vantaggio perché consentiva l’accesso ad un mercato piccolo e modesto ma comunque migliore del niente. Ciò portava i Monti Ruffi ad essere in permanenza una terra di briganti perché solo un fuorilegge poteva trovare preferibile asserragliarsi in montagna a costo di rischiare la morte per fame quando più a valle abbondava una terra più fertile ma più facilmente collegata al resto del mondo.

Di contro, l’esigenza di garantire la sicurezza di chi coltivava il fondovalle costringeva chiunque traesse da quei luoghi cespiti fiscali a garantire una qualche forma di controllo continuativo delle montagne e dei suoi abitanti. Poiché in assenza di strade lastricate, che risalgono tutte al XX secolo, la sorveglianza di un territorio era possibile soprattutto durante l’inverno solo attraverso il popolamento stanziale, a partire dal X secolo le pendici dei Monti Ruffi cominciarono ad essere punteggiate da posti di controllo militare costituiti in un primo momento da torri e casali fortificati ed in seguito da castelli. Rocca Canterano è il più grande fra questi.

Circondato per l’intero perimetro da falesie alte almeno qualche decina di metri che lo rendevano difficile da assaltare fino all’avvento dell’artiglieria da campo, fornito d’abbondante acqua sorgente anche durante l’estate già all’interno della sua cinta muraria, Rocca Canterano è posto nella porzione centrale, più sperduta ed inaccessibile, dei Monti Ruffi a circa 900 metri d’altezza sullo spartiacque fra la valle dell’Aniene e quella del Giovenzano in un punto che consentiva ai suoi abitanti di controllare tutto il versante meridionale del monte Costasole.

Rocca Canterano pare sia stata fondata nel 1084 dall’abate di Subiaco in un luogo già abitato in epoca romana allo scopo di proteggere il sottostante e più antico abitato di Canterano dalle scorrerie di certo Landone, “tiranno” di Bellegra e Cerreto, ed a noi non altrimenti noto. Intorno al 1121 venne ceduta al comune di Tivoli per ritornare quindi nei possedimenti dell’abazia di Subiaco circa un secolo dopo. A questo periodo sembra risalissero il castello e l’originaria chiesa parrocchiale di cui si è conservato poco o nulla. Il tessuto urbano circostante, ben preservatosi, consente di intuire le loro forme.

Il castello occupava la sommità del dirupo lungo il quale è adagiato Rocca Canterano, aveva un’estensione di circa 2500 metri quadrati di superficie, un mastio di cui non resta alcunché, una piccola corte centrale unico manufatto conservatosi ed una o forse due porte, l’una, certa, rivolta in direzione del paese di cui si intuisce ancora oggi l’ubicazione e l’altra, incerta, che forse lo collegava all’esterno seguendo la strada ancora esistente. La sua forma oblunga ricalcava il profilo dello sperone roccioso sopra cui era costruito in maniera da essere circondato da un dirupo lungo il suo intero perimetro anche a costo di rendere difficoltoso il suo accesso pure attraverso il paese col quale era collegato da una stradina ripida quanto una scalinata che sbuca a fianco della chiesa parrocchiale.

Il sottostante borgo conserva intatta l’impronta urbanistica medievale ed è costruito lungo il corso di una singola strada stretta, ripida e dall’andamento irregolare che lo attraversa per intero dalla base fino alla rocca. Lungo la strada, che originariamente costeggiava la cinta muraria, si apre una porta medievale, probabilmente l’unica del paese, in corrispondenza del suo modesto slargo che ne costituisce la piazza principale.
Della storia medievale di Rocca Canterano altro non è noto.

Il XVI secolo non fu un’epoca tranquilla nelle campagne del Lazio. L’autorità pontificia era debole, le grandi famiglie nobiliari si comportavano come sovrani indipendenti ciascuna nelle proprie terre, le frequenti rivolte rendevano aleatorio il controllo del territorio. Inevitabilmente, i Monti Ruffi si riempirono di fuorilegge. Nella seconda metà del XVI secolo alcuni papi energici ristabilirono con la forza l’ordine nelle campagne: la lotta ingaggiata dalla chiesa contro l’eresia protestante richiedeva un controllo capillare delle coscienze e quindi dei territori, il brigante era visto come un potenziale eretico e quindi non più tollerato.

Fu a questo punto che Rocca Canterano balzò agli onori della cronaca nera del Regno Pontificio impegnato a sterminare i banditi. Il primo fu certo Santi, catturato nel 1555 nei dintorni di Rocca Canterano ed impiccato a Roma, onore riservato ai criminali di spessore. Poi verso la fine del secolo passò da queste parti Marco Sciarra, il più famoso bandito italiano del cinquecento, che occupò alcuni fortilizi nei dintorni prontamente rasi al suolo dall’esercito pontificio durante il pontificato di Sisto V.

Alla metà del seicento le campagne tornarono tranquille ed a Rocca Canterano esplose il fervore edilizio. La chiesa medievale, probabilmente danneggiata da qualche terremoto, venne rasa al suolo e ricostruita nella forma attuale, piccola quanto serviva ad un borgo così minuscolo ma decorata coi marmi e con qualche dipinto a tempera di artista locale. Non era poco considerando la modestia del luogo. Anche il tessuto urbano subì in questo periodo almeno alcuni rimaneggiamenti assumendo l’aspetto attuale.

All’inizio del settecento, un non altrimenti noto Arcangelo Moretti riutilizzò la parte occidentale del castello, ormai in rovina da secoli, per edificarci un suo modesto palazzetto ancora oggi conservato. Sempre al XVIII secolo risalgono alcune chiese dei dintorni oggi in rovina: la Madonna del Brecciaro dove si teneva la fiera annuale delle merci e del bestiame, ormai del tutto diroccata ma con ancora visibili degli affreschi che stanno lentamente andando perduti e la chiesina di S. Giuseppe anch’essa abbandonata ed infine la Chiesa di San Michele, che solitaria si staglia sulla cima del Costasole.

Colpito da un’epidemia di colera nel 1837 che uccise una parte considerevole della sua popolazione, divenne comune nel 1870 con l’annessione del Regno Pontificio al Regno d’Italia dopo essere stato fino ad allora una dipendenza di Subiaco. Conobbe negli anni seguenti all’unità d’Italia un momento di relativo popolamento salvo poi spopolarsi quasi completamente già a partire dalla fine del novecento.

Parzialmente distrutto da un violento terremoto l’11 Marzo del 2000 che ha gravemente danneggiato l’intero tessuto urbanistico, Rocca Canterano è stato ricostruito anche con un certo gusto ed attenzione al recupero dell’esistente ovunque possibile. Allo stesso tempo, il paese conta nemmeno 200 abitanti, oltretutto in massima parte anziani,  quando tutte le case, se abitate, potrebbero ospitarne almeno il decuplo e questo gli conferisce un’atmosfera spettrale con le case tutte nuove ma chiuse, nessuno in giro per le strade ed un assoluto silenzio anche di giorno. Soprattutto in inverno e nei giorni feriali è proprio questa atmosfera sospesa a costituire il tratto più suggestivo del luogo.

Aioe

Aioe

L’autore di questo blog si chiama all’anagrafe Paolo Amoroso, soprannominato Aioe fin da ragazzo, di professione avvocato nel penale, con la passione per l’aria aperta, la storia medievale e l’informatica.

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