Loading

Monterano

Monterano

Le rovine dell’antico borgo di Monterano, oggi completamente abbandonato, sorgono sulla sommità pianeggiante di un’altura tufacea cinta dalle forre formate dal Fiume Mignone a Nord e dal Torrente Bicione a Sud ed Est. Situato ad ovest del Lago di Bracciano, a circa 2 chilometri da Canale Monterano ed ad alcune centinaia di metri dalla Caldera di Manziana, il borgo sorge a cavallo tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini e, proprio per questa sua particolare posizione, presenta caratteristiche di entrambe le zone con rocce calcareo-marnose tipiche dei Monti della Tolfa ed emergenze tufacee proprie dell’area Sabatina.

Caldara di Manziana, acqua contaminata

Caldara di Manziana, acqua contaminata

Il luogo offriva molte risorse. Dalla adiacente Caldera di Manziana era sicuramente possibile estrarre una certa quantità di zolfo, come testimoniato dalla zolfara in uso fino ad epoche recenti, e probabilmente anche un po’ di ferro, della cui presenza resta traccia nell’acqua del Torrente Bicione naturalmente colorata di rosso. Per quanto i fianchi scoscesi delle forre mal si prestassero all’agricoltura, la sommità delle colline lungo il loro corso offriva comunque abbondante terreno fertile versato alla coltivazione dell’ulivo e della vite mentre né la golena del Mignone né quella del Bicione potevano essere utilizzate per la produzione orticola.

Sorgente Solfurea

Sorgente Solfurea

Ancora, Moterano era ricco di acqua sorgiva potabile perché non contaminata naturalmente dall’arsenico come invece è comune più a valle verso Cerveteri mentre la portata del fiume Mignone era sufficiente a permettere, nel corso del Medioevo, la costruzione di un mulino. Anche la pietra del luogo, compatta ma morbida, rendeva relativamente poco dispendioso lo scavo di ambienti ipogei ed era naturalmente adatta all’uso edilizio, circostanza che agevolava l’insediamento umano.

Tombe etrusche

Tombe etrusche

Sebbene sia certo che la valle del Mignone fosse già popolata durante la preistoria, i primi abitanti della zona in cui sorgono le rovine di Monterano sembra furono gli etruschi che la colonizzarono durante la fase orientalizzante della storia della loro arte funeraria, indicativamente nel corso del VIII secolo A.C. Rimasero i padroni incontrastati del luogo fino al 310 A.C. quando le legioni del console Quinto Fabio Rulliano riuscirono a conquistare la Silva Cimina, di cui la Valle del Mignone è parte. Dell’epoca etrusca restano un gran numero di tombe ipogee che punteggiano i dintorni delle rovine di Monterano e che sono costituite di solito da una singola stanza sotterranea affacciata direttamente sul pendio ripido della collina attraverso un’apertura rettangolare dai bordi squadrati. Poiché gli etruschi erano soliti costruire la loro necropoli nei dintorni del centro abitato di cui costituiva il cimitero, una così elevata concentrazione di tombe implica che da quelle parti sorse e prosperò per tre secoli una qualche cittadina etrusca. Di questo abitato non sappiamo assolutamente nulla, nemmeno il nome od il luogo esatto in cui aveva sede, né s’è conservata di lui altra memoria oltre alle vestigia delle tombe.

Zolfara

Zolfara

Alla conquista romana seguì la costruzione della via Clodia, già completata nel 235 A.C., che collegava la via Cassia con l’entroterra correndo però più a monte rispetto a Monterano, nel luogo dove oggi si trova Bracciano. Lontana dalle vie di comunicazione e penalizzata da un’orografia aspra e da una natura selvaggia, la zona di Monterano si spopolò quasi completamente fino a diventare un insignificante sobborgo rurale della vicina Forum Clodii, centro oggi non più esistente che sorgeva dalle parti dell’odierna Bracciano formatosi nel corso del III secolo A.C. a partire da una stazione di posta al 23° miglio della via Clodia e presto divenuto municipio. In ogni caso, durante l’intero corso dell’epoca romana “Monterano” rimase al più un toponimo.

Corso d'acqua contaminata

Corso d’acqua contaminata

Dopo secoli di oblio, Monterano riappare bruscamente nella storia alla metà del V secolo D.C. quando l’ultimo, ignoto, vescovo di Forum Clodii decise di trasferirvi la sede vescovile competente per la Tuscia Romana. Vi sarebbe rimasta ininterrottamente per i successivi cinquecento anni, fino all’alba del nuovo millennio, quando si spostò definitivamente a Sutri. Anche se l’ubicazione esatta di questa città resta ignota al pari del precedente centro abitato etrusco, è opinione corrente che dovesse trovarsi altrove rispetto al luogo dove oggi sorgono le rovine.

Torre del Palazzo Ducale

Torre del Palazzo Ducale

In ogni caso, il reperto più antico databile con una certa precisione che sia stato rinvenuto a Monterano è un frammento delle fondamenta del Palazzo Ducale, probabilmente ciò che resta di una torre, non anteriore al XI secolo D.C.. Nel XII secolo Monterano fu possedimento dei monaci di San Paolo e nel XIII divenne parte del Patrimonio di San Pietro, il nucleo iniziale del futuro Stato Pontificio.

Nel corso del cinquecento, già feudo degli Anguillara, Monterano, che a questo punto della sua storia coincide certamente col luogo che oggi porta questo nome, conobbe un periodo di prosperità perché famosa per la produzione dell’Alicante, un particolare tipo di vino di lusso molto apprezzato dai Papi del secolo.

Porta di Monterano

Porta di Monterano

Nel 1670, gli Altieri, una famiglia nobiliare romana molto antica ma tutto sommato di secondo piano, riuscirono nel gran colpo di far eleggere papa uno della loro casata, il Cardinale Emilio, col nome di Clemente X. Al tempo era comune che il papa, una volta eletto, favorisse i membri della famiglia da cui proveniva con larghe donazioni a spese dello Stato, pratica oggi come allora conosciuta col nome di nepotismo. Poiché gli Altieri erano poveri di terre, lo zio Papa provvide a comprare loro, a spese delle casse pontifice, il ducato di Monterano che comprendeva, oltre al centro abitato omonimo, anche alcuni paesi vicini. Non avendo altri feudi fra cui distribuire l’improvvisa fortuna derivante dal seggio, papa Clemente X riorganizzò completamente il centro abitato dandogli la forma che ancora oggi si intravvede sotto la vegetazione.

Acquedotto di Monterano

Acquedotto di Monterano

Poiché il luogo era sprovvisto di acqua corrente, venne costruito, prima del 1679, l’acquedotto di cui sono ancora visibili alcune arcate. Il castello, forse originariamente duecentesco, venne interamente rinnovato assumendo la forma attuale anche se in effetti il suo utilizzo fu saltuario perché il Duca preferiva alloggiare nel più confortevole palazzo di Oriolo. Soprattutto, Clemente X commissionò al più grande architetto del tempo, il Bernini, un grande monastero appena fuori dalle mura di Monterano composto da una grande chiesa, un piazzale con al centro una fontana ed una struttura adibita a convento.

Monastero di Monterano

Monastero di Monterano

Questa struttura, sproporzionata rispetto alle dimensioni ed alle necessità del borgo, fronteggiava le mure di Monterano ed era da queste separata da un largo pianoro originariamente adibito a giardino con al centro una piazza provvista di fontana creando così un pregevole effetto scenico che ancora si coglie. Consisteva in una grande chiesa composta da una sola navata e provvista di due cappelle laterali dietro cui si apriva un grande chiostro, parzialmente crollato, sul quale si affcciavano altri edifici di servizio e le celle dei monaci.

Leone sul palazzo ducale

Leone sul palazzo ducale

L’ultimo atto della storia di Monterano è senz’altro il più interessante. Per tutta la millenaria durata dello Stato Pontificio, il Papa si era sempre dimostrato tollerante verso le rivolte contadine almeno finché non avevano come scopo la sua destituzione. Così nella vita rurale dello Stato Pontificio non era inconsueto che gli abitanti di un paesino di quando in quando facessero la rivolta, di breve durata e con poco spargimento di sangue, contro quelli del centro abitato vicino. Accorso il legato pontificio dopo la rivolta, si trovava rapidamente un accordo, usualmente un compromesso fra le diverse istanze.

Ruderi della chiesa di Monterano

Ruderi della chiesa di Monterano

Quando, nel 1798, i francesi invasero lo Stato Pontificio, il rapporto fra centro e periferia bruscamente cambiò senza avviso. Abituati già dal seicento ad uno Stato assoluto, accentrato ed autoritario, i francesi erano portatori dell’idea che le leggi dovessero essere rispettate sempre ed applicate in modo uguale da tutti. Con questi presupposti, le rivolte erano per forza di cose punite in maniera feroce a prescindere dal loro scopo concreto perché nell’azione eversiva era vista una sfida all’autorità che doveva essere stroncata con ogni mezzo.

Veduta dell'interno della chiesa

Veduta dell’interno della chiesa

Gli abitanti di Monterano, che non ne erano consapevoli, furono vittime di questo cambiamento. La ragione della rivolta fu molto meschina, come consueto in tutte le rivolte di paese che s’erano viste da quelle parti nei tanti secoli precedenti: avendo ricevuto l’ordine dai francesi di fornire ai Tolfetani un carico di grano, essi si rifiutarono di obbedire. I Tolfetani si lamentarono con i francesi che, presa la rivolta per quello che non era, reagirono dando alle fiamme l’intero centro abitato e demolendo parte del palazzo ducale. Ciò rese Monterano in un certo senso una vittima della Rivoluzione Francese. I pochi abitanti del borgo si trasferirono nella vicina Canale Monterano, meglio collegata alla rete stradale, ed il borgo rimase abbandonato nello stato in cui ancora oggi può essere ammirato.

Tags

Aioe

Aioe

L’autore di questo blog si chiama all’anagrafe Paolo Amoroso, soprannominato Aioe fin da ragazzo, di professione avvocato nel penale, con la passione per l’aria aperta, la storia medievale e l’informatica.

LEAVE A COMMENT