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Castiglione di Cottanello

Castiglione di Cottanello

Castiglione di Cottanello è un borgo fortificato abbandonato, in pessimo stato di conservazione, fondato forse a cavallo fra i secoli X ed XI e completamente spopolatosi negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Posto in posizione dominante lungo l’alta valle del fiume Imella a circa 700 metri sul livello del mare, doveva essere articolato in un castello di cui resta quasi nulla, in una cinta muraria turrita ormai completamente diruta, in due chiese di cui solo una ancora consacrata ed in un piccolo centro abitato dalla popolazione di forse 150 abitanti di cui si sono ben conservati solo alcuni edifici ad uso civile.

Paesaggio di Castiglione di Cottanello

Paesaggio di Castiglione di Cottanello

A partire dagli anni immediatamente successivi al termine della seconda guerra mondiale il panorama rurale delle zone interne dell’Appennino centrale cominciò a subire una profonda trasformazione. Fino ad allora, la rete stradale che serviva le zone montuose era stata costituita quasi esclusivamente da tratturi oppure da mulattiere ovvero da sentieri che consentivano la circolazione in modo regolare soltanto durante la buona stagione. Durante il resto dell’anno i trasporti avvenivano soltanto quando le condizioni del tempo lo permettevano e richiedevano tempi molto variabili, in genere lunghi e difficili da preventivare con ragionevole precisione perché dipendenti dai capricci del clima, allora insondabili. L’assenza di ponti costringeva i viandanti per attraversare i corsi d’acqua a servirsi dei guadi che non sempre erano transitabili, soprattutto in autunno ed in primavera, la mancanza della pavimentazione stradale e di sistemi per il deflusso delle acque piovane esponeva il viaggiatore al rischio di immelmarsi e la completa assenza di segnaletica stradale rendeva facile perdersi nelle campagne. Ancora, l’isolamento favoriva in tempi di carestia il banditismo.

Paesaggio di Castiglione di Cottanello

Paesaggio di Castiglione di Cottanello

La difficoltà negli spostamenti durante l’inverno condizionava la distribuzione della popolazione umana sul territorio. Infatti, ovunque la natura avesse offerto risorse che per necessità dovevano essere sfruttate in tempi lontani dalla stagione calda, diventava necessario vivere nei dintorni del luogo dove queste si trovavano così da avere una ragionevole certezza di poterle raggiungere anche durante l’inverno. Ciò portava alla proliferazione di piccoli borghi debolmente fortificati e posti in luoghi di solito molto isolati che traevano la ragione della loro esistenza dall’impossibilità di raggiungere altrimenti le risorse – in genere forestali e venatorie – nei loro dintorni.

Tessuto urbano di Castiglione di Cottanello

Tessuto urbano di Castiglione di Cottanello

Poiché la superficie che poteva essere sfruttata avendo come base ciascuno di questi borghi era limitata dall’orografia impervia dei luoghi e poiché l’isolamento impediva i commerci, essi restavano di solito molto piccoli ed assai poveri. Poiché luoghi siffatti erano o molto distanti dagli altri centri abitati oppure comunque difficili da raggiungere almeno durante l’inverno, la poca popolazione che vi viveva tendeva spontaneamente ad agglomerarsi poiché la vicinanza degli uni con gli altri garantiva maggiore protezione dai ladri e rendeva più agevole la piccola produzione artigiana a tutti necessaria per sopravvivere.

Ruderi di Castiglione di Cottanello

Ruderi di Castiglione di Cottanello

Sebbene poco versata per l’agricoltura ed inadatta all’allevamento in ragione del clima freddo ed umido dei fianchi scoscesi e pietrosi delle montagne che la cingono, l’alta valle del fiume Imella offriva boschi lussureggianti di querce e faggi che potevano essere facilmente governati a ceduo, abbondante selvaggina da cacciare nonché una pietra compatta ma abbastanza morbida adatta alle costruzioni. Sfortunatamente, però, queste abbondanti risorse venatorie e forestali si trovavano ad una quota altimetrica nettamente maggiore rispetto al fondovalle pianeggiante dove ancora oggi sorge Cottanello ed erano da questa separate dai fianchi scoscesi dell’alta valle dell’Imella e perciò difficili da raggiungere soprattutto in inverno. Ciò costringeva coloro che si guadagnavano da vivere sfruttandole a risiedere in montagna, nei pressi dei boschi che loro stessi tagliavano ed entro i quali andavano a caccia e questa necessità fu la ragione della nascita e della millenaria sopravvivenza di Castiglione di Cottanello.

Casa di Castiglione

Casa di Castiglione

La più antica traccia documentale dell’esistenza di Castiglione di Cottanello, allora chiamato Castrum Castillionis, risale all’anno 1036, epoca in cui confinava con una proprietà della lontana abbazia di Farfa ed era per questo citato nei registri fondiari del monastero. Forse fu posseduto dalla famiglia Pierleoni in un’epoca per noi insondabile a cavallo dei secoli XI e XII, ma le testimonianze in tal senso sono di parecchi secoli posteriori, quindi nel 1212 passò sotto il controllo del libero comune di Narni fino alla fine del XIV secolo od agli inizi del XV quando entrò a fare parte del patrimonio alla famiglia Orsini che ne restò proprietaria fino al 1595, anno in cui Castiglione venne venduto alla Camera Apostolica, il demanio pubblico dello Stato pontificio. Nel 1798, in conseguenza della revisione delle circoscrizioni amministrative voluta dalla effimera Repubblica Romana, Castiglione venne prima associato al cantone di Narni, poi, nel 1810, appodiato prima a Vacone quindi a Greccio ed infine, nel 1828, entrò a far parte del comune di Cottanello. A partire dalla prima metà del secolo XIX a Castiglione non fu più assegnato un parroco e neanche il suo passaggio nel 1841 dalla Diocesi di Sabina a quella di Terni-Narni-Amelia risolse il problema tanto che il borgo ne rimase sprovvisto fino alla prima metà del XX secolo quando venne definitivamente abbandonato.

Ruderi di Castiglione di Cottanello

Ruderi di Castiglione di Cottanello

Immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, la diffusione del cemento armato come materiale da costruzione civile e dei mezzi edili meccanici diminuirono fortemente il costo di costruzione delle strade montane consentendone la diffusione anche nelle zone marginali sul piano economico. La fine dell’autarchia mussoliniana ebbe come effetto l’inizio di importazioni regolari dei derivati del petrolio, fra cui va annoverato il bitume, rendendo possibile l’asfaltatura anche delle strade secondarie. I sensibili progressi nei motori a combustione interna ebbero la conseguenza di migliorare il trasporto di merci su gomma ora divenuto più veloce ed economico.

Palazzetto di Castiglione di Cottanello

Palazzetto di Castiglione di Cottanello

Queste trasformazioni però resero inutili i centri montani più sperduti perché le risorse che essi avevano intorno potevano essere ormai raggiunte dal fondovalle anche durante l’inverno in camion oppure col trattore e ciò rendeva non più necessario che la popolazione vivesse abbarbicata sulle montagne per sfruttarle. Ciò portò al rapido abbandono di tutti quei centri abitati che erano sorti in luoghi allo stesso tempo abbastanza vicini al fondovalle e molto freddi e sperduti. Castiglione di Cottanello dista dal capoluogo nemmeno dieci km, si trova in un luogo gelido, scomodo per viverci e senza altre risorse che i suoi tanti boschi nei dintorni. Divenuto non più necessario vivere in montagna, la popolazione si trasferì con gioia a valle, dove il clima era più tiepido e la vita più comoda, continuando a raggiungere i boschi servendosi di comodi trattori che percorrevano le moderne strade all’epoca già costruite. Gli ultimi abitanti lasciarono Castiglione di Cottanello intorno all’inizio degli anni ’60 del XX secolo quando ormai gran parte dell’originario centro abitato era già in rovina.

Ruderi antichi

Ruderi antichi

Lo stato molto cadente delle rovine le rende di difficile lettura. In epoca medievale Castiglione di Cottanello doveva essere cinto da mura perimetrali fornite di torri a pianta quadrata che in un momento successivo, probabilmente intorno al XVIII secolo quando la generalizzata pacificazione delle campagne sabine le rese inutili, furono riutilizzate come mura portanti per le abitazioni. Testi letterari del XIV secolo raccontano come l’accesso al paese fosse possibile attraverso un’unica porta, detta del popolo, di cui non resta traccia.

Ruderi di Castiglione di Cottanello

Ruderi di Castiglione di Cottanello

All’interno del centro abitato dovevano essere presenti due edifici religiosi, la chiesa palatina del castello intitolata al Santissimo Salvatore di cui non restano tracce visibili che ne consentano l’identificazione e la chiesa di San Sebastiano – oggi oratorio – che invece si è conservata sebbene pesantemente restaurata in anni recenti. Del castello restano solo cumuli di macerie che rendono impossibile la ricostruzione nel dettaglio della sua forma. Era comunque articolato in una corte e possedeva un mastio a pianta quadrata di cui restano probabilmente alcuni resti delle fondamenta.

Paesaggio di Castiglione

Paesaggio di Castiglione

In migliori condizioni è la piazza principale che si trovava immediatamente all’esterno del castello ma dentro la cinta muraria e su cui si affaccia l’oratorio di San Sebastiano, probabilmente la chiesa parrocchiale della comunità. Ancora, sono in discreto stato di conservazione alcune abitazioni costruite sfruttando brandelli delle mura di cinta, probabilmente perché furono abbandonate per ultime, e che costituiscono una buona testimonianza dell’architettura agricola sabina dell’epoca antica, sebbene impossibile da datare con precisione. In epoca sicuramente più tarda rispetto al nucleo originario, la generalizzata pace di cui godeva la Sabina portò alla costruzione di unità abitative – peraltro oggi restaurate ed utilizzate, pare, come seconde case – all’esterno dell’originaria cinta muraria dando così a Castiglione di Cottanello una struttura urbanistica a case sparse in cui la popolazione, pur vivendo concentrata in una superficie modesta, comunque abitava in edifici separati gli uni dagli altri così da ridurre il rischio di danni in caso d’incendio.

Aioe

Aioe

L’autore di questo blog si chiama all’anagrafe Paolo Amoroso, soprannominato Aioe fin da ragazzo, di professione avvocato nel penale, con la passione per l’aria aperta, la storia medievale e l’informatica.

1 Comment

  • alberto

    complimenti per la descrizione storica molto dettagliata ed approfondita. è veramente una vergogna che testimonianze così antiche e preziose vengano lasciate al più completo degrado ed abbandono.

    14 gennaio 2016 at 19:42

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